Viaggi organizzati, la domanda cambia tempi e destinazioni
La nuova fotografia ASTOI indica 11,3 miliardi di euro a fine 2026: prenotazioni polarizzate, tariffe aeree sotto pressione e una scelta più attenta al valore del viaggio.

Il turismo organizzato italiano potrebbe valere 11,3 miliardi di euro alla fine del 2026. È la stima presentata il 14 ottobre a Rimini dall’Osservatorio ASTOI per la stagione autunno-inverno 2026/27. Il quadro non è quello di un viaggiatore che smette di partire: la domanda si sposta fra mete, budget e tempi di prenotazione. Per agenzie e tour operator, il dato più operativo è proprio questo cambiamento del momento in cui il cliente decide.
Nel tour operating ASTOI indica un valore previsto di 4,3 miliardi, contro i 4,5 miliardi dell’esercizio precedente; per l’autunno-inverno rileva ricavi in calo del 4,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Si tratta di risultati e previsioni dell’Osservatorio, non di un consuntivo già chiuso per tutto il 2026. Nella lettura dell’associazione pesano tensioni internazionali, potere d’acquisto e aumento delle tariffe aeree e del carburante.
La prenotazione si divide fra largo anticipo e sotto data
Le richieste si concentrano agli estremi: crescono le prenotazioni con largo anticipo e quelle negli ultimi 30 giorni, mentre si restringe la fascia tra 90 e 30 giorni dalla partenza. La spesa media indicata è di circa 1.600 euro per passeggero, con differenze secondo la destinazione. Il dato suggerisce di leggere insieme calendario dei voli, disponibilità alberghiera e condizioni di modifica.
Per una proposta con trasporto aereo, l’anticipo permette di confrontare più combinazioni di orario e prezzo. La richiesta sotto data impone invece risposte rapide e alternative realistiche: non basta trovare un posto sul volo se il trasferimento, il soggiorno o i documenti necessari non sono coerenti con l’itinerario. È una conseguenza pratica dei dati, non una previsione di prezzi futuri.
Mete che cambiano, collegamenti da rileggere
Il Sud America registra nell’Osservatorio la crescita più marcata, +14,5%, mentre l’Europa sale del 5,5%, trainata in particolare dalle destinazioni del Nord. Caraibi, Oriente e Oceania risultano sostanzialmente stabili. Sul versante opposto, le flessioni più forti riguardano Medio Oriente, Nord America e Sud Africa. La rilevanza per il volato è diretta: quando la domanda si sposta, cambiano gli scali più richiesti, le coincidenze da proporre e l’equilibrio fra voli diretti e instradamenti via hub.
ASTOI segnala anche un aumento medio dichiarato dei prezzi intorno all’8%, variabile secondo prodotto e destinazione. Per confrontare due viaggi, quindi, il prezzo finale va letto insieme a durata del tragitto, franchigia bagaglio, flessibilità tariffaria e servizi inclusi. Il cliente valuta sempre più il rapporto fra costo e qualità, ma anche la semplicità organizzativa e le garanzie prima e durante la partenza.
Una domanda più selettiva
Secondo l’Osservatorio, chi considera una meta meno adatta al contesto tende a cercarne un’altra o a decidere più vicino alla partenza; quando è il budget a pesare, può ridurre durata o categoria dei servizi senza rinunciare del tutto al viaggio. Anche la ricerca di esperienze più personalizzate entra nella scelta. Per il trade non emerge un’unica risposta commerciale: conta la capacità di ricomporre volo, soggiorno e attività in un programma realmente prenotabile.
Le indicazioni sui primi mesi del 2027 mostrano segnali di miglioramento, ma restano prospettive da verificare con le vendite effettive. Nell’immediato, la notizia è la nuova distribuzione della domanda: meno lineare nei tempi, più mobile nelle destinazioni e più attenta a ciò che il prezzo del viaggio comprende davvero.
